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Outdoor education: non chiamatela semplicemente scuola all’aperto


L’outdoor education è un approccio educativo che utilizza gli spazi esterni come veri e propri ambienti di apprendimento. Un bosco, un prato, un giardino scolastico o un sentiero di montagna non sono semplicemente il luogo in cui si svolge un’attività: diventano parte dell’esperienza didattica. Per questo fare outdoor education non significa semplicemente uscire dall’aula.

Una passeggiata nel bosco può essere piacevole e interessante, ma diventa un’esperienza educativa strutturata quando nasce da una domanda, ha obiettivi coerenti con l’età dei bambini e ragazzi e prevede un momento successivo in cui osservazioni ed esperienze vengono rielaborate.

Proviamo a immaginarla così: una classe che entra in un bosco. Si possono osservare le diverse specie vegetali, misurare alberi e distanze, orientarsi utilizzando mappe e bussole, raccogliere dati, descrivere ciò che si vede, lavorare in gruppo per risolvere un problema. Tornati in aula, quell’esperienza può diventare un racconto, una ricerca o il punto di partenza per un nuovo lavoro didattico. Il luogo è lo stesso. A cambiare è il modo in cui viene vissuto.

Che cos’è l’outdoor education

Con outdoor education, o educazione all’aperto, si indica un insieme di pratiche educative basate sull’esperienza diretta e sul rapporto con l’ambiente esterno. Alla base c’è un principio semplice: alcune cose si comprendono meglio quando possono essere osservate, sperimentate e vissute in prima persona.

L’insegnante o l’educatore non si limita quindi a trasferire una conoscenza. Predispone situazioni nelle quali bambini e ragazzi possono esplorare, formulare ipotesi, confrontarsi, fare tentativi, commettere errori e successivamente riflettere su ciò che è accaduto.

È il passaggio dall’imparare qualcosa all’imparare attraverso qualcosa.
L’ambiente esterno, inoltre, introduce una variabile che in aula è molto più controllata: la realtà.

Questi elementi non rappresentano assolutamente un ostacolo alla didattica. Se gestiti correttamente la amplificano diventando parte dell’apprendimento.

Da dove nasce l’outdoor education

L’outdoor education può sembrare un approccio educativo recente. In realtà, l’idea che bambini e ragazzi imparino anche attraverso l’esperienza, il movimento e il contatto diretto con la realtà ha più di un secolo di storia.

Uno dei riferimenti più importanti è il filosofo e pedagogista americano John Dewey, che tra Ottocento e Novecento contribuì allo sviluppo dell’educazione progressiva. Per Dewey l’esperienza aveva un ruolo centrale nel processo educativo, ma con una precisazione ancora oggi molto attuale: non tutte le esperienze sono automaticamente educative. Perché producano apprendimento devono essere inserite in un percorso capace di generare osservazione, riflessione e nuove esperienze.

È un principio che ritroviamo anche nel lavoro dello psicologo David Kolb, che nel 1984 formalizzò il suo modello di experiential learning: si parte da un’esperienza concreta, la si osserva e rielabora, si costruiscono nuovi concetti e li si mette nuovamente alla prova. In altre parole, fare qualcosa non basta: bisogna riuscire a trasformare ciò che si è vissuto in conoscenza.

Un altro nome importante nella storia dell’educazione all’aperto è Kurt Hahn, educatore tedesco tra i fondatori di Outward Bound nel 1941. Nel suo approccio, attività nella natura, sfide concrete, responsabilità e collaborazione diventavano occasioni per lavorare anche sul carattere e sulla crescita personale.

Parallelamente, nei Paesi nordici si sono sviluppate tradizioni educative fortemente legate alla vita all’aperto. Il termine norvegese friluftsliv, traducibile come “vita all’aria aperta”, esprime un rapporto con la natura che va ben oltre l’attività sportiva occasionale e che ha influenzato anche esperienze educative e scolastiche.

E l’Italia? Anche qui le scuole all’aperto non sono una novità degli ultimi anni. Le prime esperienze risalgono già all’inizio del Novecento, inizialmente legate soprattutto a esigenze igienico-sanitarie e alla necessità di offrire ai bambini ambienti più salubri.

L’outdoor education contemporanea nasce quindi dall’incontro di storie e approcci diversi. Oggi li rileggiamo alla luce delle esigenze della scuola: imparare attraverso l’esperienza, utilizzare anche il corpo e i sensi, lavorare insieme e costruire un rapporto più diretto con l’ambiente che ci circonda.

Outdoor education ed educazione ambientale: qual è la differenza?

Outdoor education ed educazione ambientale vengono spesso associate, perché entrambe sono associate al “contatto con la natura”. In realtà però non sono la stessa cosa. 

La differenza principale è semplice: l’outdoor education è un approccio educativo, l’educazione ambientale riguarda, invece, ciò che vogliamo conoscere e comprendere dell’ambiente.

Con outdoor education si intende, come abbiamo già detto qui sopra, un modo di fare educazione che utilizza gli spazi esterni e l’esperienza diretta come parte del processo di apprendimento.
L’educazione ambientale, invece, ha come oggetto il rapporto tra persone e ambiente: permette di conoscere ecosistemi e biodiversità, comprendere l’impatto delle nostre azioni e sviluppare comportamenti più consapevoli e responsabili nei confronti della natura.

Un esempio aiuta a capire la differenza.
Una classe può studiare la biodiversità attraverso libri, fotografie e materiali didattici restando in aula: sta facendo educazione ambientale. La stessa classe può uscire nel bosco e usare ciò che trova come materiale di lavoro: stimare l’altezza di un albero, misurarne la circonferenza del tronco, confrontare dimensioni e distanze e poi riportare in classe i dati raccolti. In questo caso il bosco diventa un laboratorio di matematica a cielo aperto: è outdoor education, anche se l’obiettivo della lezione non è studiare la natura.

A questi termini se ne affiancano altri due che possono creare confusione. Educazione outdoor viene comunemente utilizzato in italiano come equivalente di outdoor education, mentre scuola all’aperto indica generalmente le pratiche con cui la scuola porta parte dell’attività educativa e didattica fuori dagli spazi tradizionali.

Come funziona concretamente un’attività di outdoor education

Un buon progetto di educazione outdoor può essere molto semplice. Ciò che conta è che l’esperienza non rimanga isolata.
Dobbiamo immaginarlo in tre momenti distinti:

Prima: preparare

La classe affronta l’argomento, formula domande e stabilisce cosa osservare.
Prima di entrare in un bosco, per esempio, gli alunni possono chiedersi quali specie incontreranno, come cambia la vegetazione in base all’esposizione o quali tracce permettono di capire quali animali vivono in quell’ambiente.
Avere una domanda cambia completamente il modo di guardare ciò che ci circonda.

Durante: fare esperienza

All’esterno i bambini osservano, raccolgono informazioni, misurano, collaborano, si orientano e mettono alla prova le proprie ipotesi. L’insegnante o l’educatore accompagna l’esperienza senza fornire necessariamente tutte le risposte. Una domanda come “secondo voi perché qui il terreno è più umido?” può essere didatticamente più interessante di una spiegazione data prima ancora che i bambini abbiano osservato il luogo.

Dopo: rielaborare

È uno dei passaggi più importanti e anche uno dei più facili da trascurare. Una volta tornati in aula, quello che è stato visto e vissuto viene organizzato: attraverso una discussione, un testo, un disegno, una mappa, fotografie commentate, dati da confrontare o una piccola ricerca. È qui che l’esperienza diventa conoscenza.


Cosa si può insegnare (e imparare) con l’outdoor education?

L’outdoor education non riguarda soltanto scienze o educazione ambientale. Molte discipline possono uscire dall’aula, a condizione che sia l’obiettivo didattico a guidare la scelta dell’attività, e non il contrario.

Per scienze, il collegamento è immediato: un bosco permette di osservare dal vivo un ecosistema, riconoscere specie vegetali, confrontare ambienti diversi, osservare il terreno e l’acqua o seguire i cambiamenti prodotti dalle stagioni.

Ma le possibilità sono praticamente illimitate. La matematica può trovare applicazione nelle misure e nelle distanze; con geografia si può imparare a orientarsi, leggere una mappa e osservare direttamente le caratteristiche del paesaggio. Con italiano, ciò che si è visto e vissuto può diventare un racconto, una descrizione o un diario dell’esperienza.

E poi entra in gioco un elemento fondamentale: la fantasia dell’insegnante. Una lezione di inglese può svolgersi lungo un sentiero, utilizzando ciò che si incontra per ampliare il vocabolario o costruire semplici conversazioni. Un’attività artistica può partire dalle forme, dai colori e dai materiali presenti nell’ambiente. Anche educazione civica può trovare fuori dall’aula occasioni concrete per parlare di responsabilità, regole condivise e cura dei luoghi.

Non esiste quindi un elenco chiuso di materie o attività adatte all’outdoor education. Come diciamo sempre è l’insegnante, conoscendo la propria classe e gli obiettivi su cui sta lavorando a poter trasformare uno spazio esterno in un ambiente di apprendimento. Il punto non è “aggiungere” l’outdoor education al programma scolastico, ma chiedersi se una parte di quel programma possa essere vissuta, osservata o sperimentata, prima ancora di essere studiata sui libri.


Le competenze trasversali che si allenano fuori dall’aula

Una delle ragioni per cui l’outdoor education interessa sempre più le scuole è il lavoro sulle 5 competenze trasversali.


Outdoor education e inclusione: quando cambiare ambiente può cambiare le dinamiche

C’è una cosa fondamentale che ricordiamo sempre agli insegnanti che partecipano con noi a un’esperienza di outdoor education: quando cambia l’ambiente, cambia anche il modo in cui bambini e ragazzi partecipano, si relazionano e imparano.

Non tutti apprendono allo stesso modo e, soprattutto, non tutti riescono a mostrare ciò che sanno attraverso gli stessi strumenti. Molto spesso può capitare che un bambino che interviene poco durante una lezione può dimostrarsi molto attento nell’osservazione oppure chi fatica a mantenere a lungo la concentrazione al banco può sentirsi maggiormente coinvolto in un’attività che richiede movimento, altri possono trovare nel lavoro pratico o nella collaborazione con i compagni un modo diverso per esprimere le proprie capacità.

Uscire dall’aula significa anche cambiare le occasioni attraverso cui ciascuno può partecipare. Movimento, osservazione, esperienza pratica, dialogo e collaborazione convivono nella stessa attività e possono far emergere abilità che nel contesto scolastico tradizionale sono meno visibili.

Questo, naturalmente, non rende automaticamente inclusiva qualsiasi attività all’aperto. Un progetto ben costruito deve tenere conto dell’accessibilità degli spazi, delle caratteristiche del gruppo, di eventuali bisogni specifici, dei tempi e della difficoltà delle attività proposte. Anche all’aperto, l’inclusione non avviene da sola: va progettata pensando alla classe che vivrà l’esperienza.


Educazione outdoor: la
checklist per gli insegnanti

Ogni anno AERAT ha il piacere di accogliere a Candriai classi, alunni e insegnanti che scelgono di uscire dall’aula e vivere la natura come spazio di scoperta, relazione e apprendimento. È un modo di fare educazione che sentiamo particolarmente vicino alla storia e ai valori della nostra cooperativa: esperienza diretta, vita attiva, socializzazione e rapporto con la natura sono da sempre al centro delle attività che proponiamo. 

Proprio partendo dall’esperienza maturata con le scuole, abbiamo raccolto alcune domande che possono essere utili agli insegnanti nella fase di progettazione. Non una guida né un metodo da seguire alla lettera, ma una breve checklist per partire con le domande giuste:

  • Che cosa vogliamo che gli alunni scoprano o imparino?
  • Quali competenze vogliamo mettere in gioco e osservare?
  • Che cosa sanno già sull’argomento?
  • Quale ambiente è più adatto agli obiettivi che ci siamo posti?
  • L’attività permette a tutti gli alunni di partecipare?
  • Quali informazioni dobbiamo condividere prima con le famiglie?
  • Che cosa dovranno portare bambini e ragazzi?
  • Come raccoglieremo osservazioni, dati o materiali durante l’esperienza?
  • Come riprenderemo in classe ciò che abbiamo vissuto?
  • Come capiremo se gli obiettivi sono stati raggiunti?

Non servono risposte complicate. C’è però una domanda che, più delle altre, aiuta a dare una direzione al progetto:

“Che cosa vogliamo che rimanga ai ragazzi, oltre al ricordo di una bella esperienza?”


Outdoor education a Candriai: la Scuola Natura di AERAT

A Candriai, sul Monte Bondone, AERAT può contare su un contesto particolarmente adatto alle esperienze di outdoor education: il Centro Formazione e Vacanze si trova a circa 15 chilometri da Trento, a 1.000 metri di quota, immerso nel bosco.

Con Scuola Natura, le classi della scuola primaria e secondaria possono vivere un soggiorno in cui attività nella natura, apprendimento, movimento e vita di gruppo diventano parti della stessa esperienza. La presenza di aule didattiche permette inoltre di alternare le attività sul campo ai momenti di preparazione, confronto e rielaborazione.

Ma c’è un aspetto a cui teniamo ancora di più. Costruisce relazioni dal 1980 e crediamo che ogni classe sia diversa: per età, dinamiche, interessi e obiettivi educativi. Per questo lavoriamo insieme alle scuole e agli insegnanti per costruire esperienze su misura per gli alunni (e gli insegnanti 😃) che le vivranno.

Se stai pensando a un’esperienza di outdoor education per la tua classe, raccontaci da dove vuoi partire e che cosa vorresti far vivere ai tuoi alunni.


Outdoor education: domande frequenti

  • Che cos’è l’outdoor education?


    L’outdoor education è un approccio educativo che utilizza gli spazi esterni e l’esperienza diretta come strumenti di apprendimento. Le attività vengono progettate con obiettivi educativi o didattici e prevedono momenti di osservazione, esperienza e rielaborazione.

  • Qual è la differenza tra outdoor education e una normale gita scolastica?


    La differenza principale è nella progettazione. Una gita può avere finalità culturali, ricreative o di socializzazione. Nell’outdoor education l’esperienza nell’ambiente esterno viene utilizzata intenzionalmente per sviluppare conoscenze o competenze e viene collegata al percorso educativo della classe.

  • Outdoor education ed educazione ambientale sono la stessa cosa?


    No. L’outdoor education è un approccio educativo basato sull’esperienza negli spazi esterni; l’educazione ambientale riguarda la conoscenza dell’ambiente, degli ecosistemi e dei comportamenti responsabili. Possono essere integrate nello stesso progetto, ma non coincidono.

  • Quali materie si possono insegnare all’aperto?


    Non soltanto scienze. Matematica, geografia, italiano, arte ed educazione civica possono essere affrontate attraverso attività all’aperto. La scelta dipende dall’età degli alunni, dall’ambiente disponibile e soprattutto dagli obiettivi didattici.

  • L’outdoor education sostituisce la didattica in aula?


    No. Aula e ambiente esterno possono essere complementari. Un percorso efficace può iniziare in classe, proseguire attraverso l’esperienza diretta all’aperto e concludersi nuovamente in aula attraverso la rielaborazione di quanto osservato.

  • Si può fare outdoor education anche senza avere necessariamente un bosco vicino alla scuola?


    Sì. Cortili scolastici, giardini, parchi urbani e altri spazi del territorio possono diventare ambienti di apprendimento. Non è la distanza dalla scuola a determinare la qualità del progetto, ma il modo in cui lo spazio viene utilizzato.

  • Quanto dovrebbe durare un’esperienza di outdoor education?


    Non esiste una durata unica. Può trattarsi di un’attività di alcune ore, di un percorso continuativo durante l’anno scolastico oppure, come proponiamo con la nostra esperienza Scuola Natura, di un soggiorno di più giorni. La durata dovrebbe essere coerente con gli obiettivi del progetto. Un’esperienza di più giorni permette inoltre agli alunni di lavorare in modo più intenso su autonomia, relazioni e vita di gruppo.